Venerdì 9 gennaio 2026, alle ore 17.30

presso la sede storica di Palazzo Tosio

 

Mario Piotti

(Accademico – Università degli Studi di Milano)

 

parlerà sul tema:

«il nostro M. Emilio legge loro il Petrarca e anco le mie prose».

Bembo a Brescia nel Cinquecento.

Può essere ragionevole pensare che oggi, a 500 anni dalla loro pubblicazione, le Prose di Messer Pietro Bembo nelle quali si ragiona della volgar lingua, se ancora sono un’opera nota, lo siano unicamente per il titolo. D’altronde, se le Prose fossero solo una grammatica, sia pur la prima, ciò non potrebbe stupire; ma in realtà sono qualcosa di più: da un lato sono l’atto fondativo del classicismo volgare, dall’altro la conseguente risposta a una spinta della storia. L’affermarsi di un’industria tipografica, dopo la quattrocentesca invenzione della stampa a caratteri mobili, e le conseguenti necessità di un mercato non più solo locale spinsero al fissarsi di una norma linguistica comune, il cui modello vincente verrà offerto dall’opera bembiana. Collocare le Prose nella Brescia cinquecentesca permette di osservarne le suggestioni esercitate, in primo luogo certamente negli ambienti intellettuali, anche in una città defilata rispetto a centri di maggior prestigio e vivacità culturale e per molti versi restia alla diffusione del volgare; consente anche di vederle operare come regole linguistiche per l’industria tipografica, settore nel quale, non si può dimenticarlo, la Brescia del XVI secolo era terza soltanto, in tutto il settentrione d’Italia, a Venezia e Milano.

 

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Partecipazione da remoto con collegamento a:

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