Finalità

Fin dall'inizio, le finalità istituzionali dell'Ateneo di Brescia sono quelle di promuovere ricerche e studi in ogni campo dello scibile, con particolare riferimento alle scienze naturali, matematiche e fisiche, alla medicina e alla chirurgia, all'agricoltura, alla zootecnia e alla veterinaria, all'industria e al commercio, alla letteratura, alla storia locale e all'archeologia, alle belle arti e alle arti intese come mestieri.
Tutto ciò, prestando attenzione a quei risvolti pratici ed applicativi insiti nei risultati raggiunti, capaci di elevare culturalmente la società bresciana, ma soprattutto di migliorarla dal punto di vista della salute e dell'economia; presupposto indispensabile, quest'ultimo, perché possa germogliare e fiorire anche il sapere letterario ed artistico.
L'attenzione al concreto è provata dalla organizzazione, almeno nel primo secolo della sua vita, di numerose esposizioni provinciali di agricoltura, di arti e d'industria in cui trovano spazio materiali di diversa tipologia; per esempio, «i prodotti naturali del territorio» vengono messi in mostra con tutti i crismi della scientificità, ma col fine di rendere note le potenzialità del Bresciano a fornire anche minerali e pietre d'opera, economicamente utili per vari tipi di lavorazione.
Oltre a queste periodiche mostre, l'Ateneo è presente anche ad alcune esposizioni nazionali (Milano, Firenze e Torino) ed internazionali (Bruxelles, Parigi, Vienna, Londra e Budapest).
Un altro filone “coltivato” dall'Ateneo è quello della ricerca dell'identità storica bresciana, emersa, per esempio, attraverso gli scavi al Tempio Capitolino, al Teatro e al Foro romano; da qui le grandi scoperte archeologiche (noto è il ritrovamento della Vittoria Alata, del 1826), che hanno portato come positiva conseguenza alla organizzazione del Museo Romano al quale ha fatto seguito, poi, quello Medioevale (Museo Cristiano).
Solo più tardi anche le ricche collezioni naturalistiche – raccolte e ordinate nell'ambito dell'Ateneo da Eugenio Bettoni, secondo l'auspicio di Gabriele Rosa, nel nome di Giuseppe Ragazzoni – vengono donate alla Città perché sia realizzato il Museo di Storia Naturale.

 

   

All'Ateneo inoltre arrivano in dono anche oggetti e opere d'arte che confluiscono, poi, nelle raccolte civiche. Tutto questo sta, evidentemente, a significare che l'Accademia bresciana continua a operare ad esclusivo beneficio della collettività.
L'affermarsi, nel corso dei decenni, di un'attività accademica di indiscusso valore, nel nome della conoscenza e del sapere, richiama l'attenzione di istituzioni e privati che offrono il loro aiuto e divengono, attraverso l'Ateneo, benefattori della cultura della comunità bresciana; è questo un mecenatismo che elargisce somme o lega parte di esse all'Accademia cittadina, attraverso erogazioni una tantum, o periodiche, per la erezione di monumenti, per l'istituzione di premi al merito filantropico o di studio, di premi di laurea o borse di studio, contribuisco a togliere l'Ateneo da un possibile isolamento culturale in cui potrebbe facilmente cadere, per calarlo e farlo vivere, invece, nella realtà del territorio.
I più noti, per esempio, oltre all'esausto lascito Gigola che è stato legato all'abbellimento della città con monumenti (per esempio, al Moretto, a Zanardelli, a Tartaglia), altri che ancor oggi si perpetuano in nome del ricordo, sono: il legato Carini ed i premi Bastianello e Pilati (al merito filantropico), i premi Foresti e Brentana (al merito di studio), i legati Copetta e Cresseri (al merito artistico) e, più recentemente, la borsa di studio e i premi di laurea Pluda e Maternini, nonché la borsa di studio Ambrosetti.
Da ultimo, la ripresa del «Premio della Brescianità».



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